“Finché avrò qualcosa da raccontare, il volume resterà al massimo” – Riccardo Netri

Oggi sul palco ci sono semplicemente io, con tutto il mio percorso, i miei errori, le mie cicatrici e le mie canzoni”.
Riccardo Netri è un cantante e paroliere toscano che fonda la sua musica sull’essenzialità della scrittura e sull’urgenza espressiva. Dopo anni passati a suonare all’interno dei Deadly Tide e dei Netri e i Laredo, decide di intraprendere una carriera da solista perché “la libertà è il regalo più grande che mi sono fatto in questo nuovo capitolo”.
Nel corso della sua vita, Netri ha fatto parte di due formazioni: i Deadly Tide e i Netri e i Laredo, delle quali conserva rispettivamente l’attitudine giovanile e la maturità unita al gusto narrativo.

Il fil rouge di questi due progetti artistici è indubbiamente “raccontare qualcosa di vero”, perché il messaggio dei Deadly Tide era quello di una generazione giovane con l’urgenza di farsi sentire, mentre quello dei Netri e i Laredo assumeva una dimensione più intima e personale. Il progetto solista è la sintesi di queste “due anime”.
Non sentivo il bisogno di cambiare pelle, ma di togliere ogni filtro”, afferma.

Per noi ogni concerto era Wembley. Quello spirito, forse un po’ incosciente, era il carburante che alimentava tutto”.
Con i Deadly Tide ha vissuto l’esperienza probabilmente più “fuori dagli schemi” della sua carriera musicale, anche grazie al contesto internazionale al quale la band si apriva, cantando in lingua inglese.
Nonostante la dissonanza linguistica, “il rock è una lingua universale”, perché “che tu sia in un club della Toscana, davanti a dei biker in Germania o a un festival in Repubblica Ceca, la gente capisce subito se sei autentico oppure no”.

Nel 2010, il brano Last Blood, approda sulla Rai e Leonardo Metalli, celebre giornalista, definisce la band “i livornesi che cantano come i Van Halen”. Un ricordo rimasto scolpito nella mente del gruppo come qualcosa di incredibile, perché “per una notte il rock duro e puro entrò nel salotto degli italiani”. Netri racconta che ciò che rimase più impresso non fu la visibilità acquisita, quanto la sensazione di conquista nel vedere che la musica underground si era accaparrata l’attenzione del pubblico generalista.
Ma i Deadly Tide non arrivano soltanto in diretta Rai: raggiungono anche l’America, che per chi ama il rock “è un po’ come la Mecca per un pellegrino”. Il viaggio avviene in seguito alla mancata pubblicazione del loro primo album, Don’t Rock, rimasto inedito a causa di problemi interni dell’etichetta. Questo episodio è stato una grande lezione per la band perché “a volte certe opportunità nascono proprio da ciò che apparentemente non è andato come previsto. E spesso sono quelle che ti cambiano davvero“.

I Deadly Tide vengono, inoltre, coinvolti all’interno della pellicola cinematografica intitolata Extreme Jukebox. Il film univa horror, musica e cultura rock, quindi “era praticamente il nostro habitat naturale”. L’emozione per la partecipazione al film fu tale soprattutto per dei ragazzi provenienti dai club di provincia della Toscana abituati a “un furgone carico fino al tetto, poche ore di sonno, migliaia di chilometri davanti”.

In seguito, sotto anche suggerimento di Federico Poggipollini, famoso chitarrista e cantautore rock noto anche con lo pseudonimo di Capitan Fede, nascono i Netri e i Laredo. “Il ‘Capitano’ ha intuito una cosa che io stesso non riuscivo del tutto a capire: dietro il cantante hard rock c’era un cantastorie. Mi ha incoraggiato a scrivere nella mia lingua, a raccontare le persone, i quartieri, le fragilità e i sogni che vedevo ogni giorno, che poi erano anche i miei sogni e le mie fragilità”.
L’artista comprende che non era necessario rinunciare all’energia del rock: basta mettere quelle storie al centro delle canzoni. Scrivere di se stessi è la cosa più difficile perché, non ci si può nascondere in alcun modo, ma al contempo stesso, regala un’enorme senso di libertà.
Quando una persona mi dice ‘questa canzone sembra parlare di me’, capisco che quella verità è arrivata a destinazione e questo mi fa star bene”.

Guardando al futuro, Riccardo Netri intende proseguire con il suo progetto solista senza porsi alcun limite, inseguendo puramente le sue emozioni. Perché in fondo, “il rock, come il mio obiettivo, alla fine, non è altro che questo: trasformare una storia personale in qualcosa che appartenga a tutti.
E finché avrò qualcosa da raccontare, il volume resterà al massimo
”.

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